Lezioni di Felicità PDF Stampa E-mail
Martedì 16 Giugno 2009 19:20

di Paola ZUCCA

Caro Eric Emmanuel Schmitt, ha scritto davvero dei libri bellissimi!! In realtà io ho letto solo “Oscar e la dama in rosa”, ma gli altri li ho messi tutti bene in vista vicino al mio letto nell’attesa di avere tempo di leggerli. In compenso ho visto più volte il suo film “Lezioni di felicità”, quello che racconta la vicenda di Odette Toulemonde. L’ho trovato molto gustoso, semplice, profondo e pro-vocatorio e vorrei consigliarlo vivamente ai miei amici. Certo: com’è che una che non si intende per nulla di cinema, non solo scrive di cinema ma azzarda interpretazioni da grande critico? Beh, come dice bene una battuta del film: perché anche i calvi fanno i parrucchieri!!!


Odette fa la commessa al reparto trucchi. Canticchia sempre, ma non per dimenticare né per distrarsi. Canta e sorride perché è felice: troppo felice. Un giorno, dopo il lavoro, corre a casa perché finalmente incontrerà Balzan, l’autore dei libri che le hanno cambiato la vita, e sull’autobus incontra una vecchia sorda, che la apostrofa con sufficienza quando Odette afferma che va tutto bene: “Cara, ma lei cosa ne sa??” Effettivamente Odette è giovane e allegra, invece la vecchia fa intuire una vita di fatiche e problemi. Odette invece non ha problemi, o meglio, non si lamenta mai. E’ sempre felice, ama tutti. E’ sempre a disposizione di tutti, è piena di passione per i libri di Balzan, al punto che quando li legge o pensa al suo autore si alza da terra per la felicità. Odette è vedova da dieci anni, ha tirato su due figli da sola, fa due lavori, la commessa e la piumaia, cioè la sera cuce le piume sui vestiti delle ballerine. Quando incontra il suo autore è talmente timida che nemmeno riesce a dire il suo nome per farsi fare un autografo. Certo, l’autore di quelle parole è molto speciale per lei. Lo è per chiunque. E’ un autore che salva la vita alle persone da poco, a quelle che hanno una vita da poco. Magari una vita terribile, ma persone talmente da poco che nessuno si accorge di loro e di quanto la loro vita sia terribile: “brutta come una domenica pomeriggio in un paesino di provincia, brutta come una lavatrice che ti pianta in asso, brutta come un letto vuoto”. Già: perché ci sono persone che hanno una vita importante, ci sono perfino cristiani importanti, ma poi ci sono quelli che fanno una vita da “povero Cristo”. E stanno lieti e leggeri al loro posto.

Odette scrive al suo autore e così vince la timidezza: certo, dice, se i suoi libri me li avessero iniettati per endovena, avrei fatto prima a riprendermi dalla disperazione, di chi vede la propria vita in tutta la sua miseria di morte e solitudine. Effettivamente noi adesso siamo talmente fortunati, che nemmeno ce ne rendiamo conto: c’è ogni giorno una Messa pronta per questo speciale tipo di endovene… “Un giorno ho letto un suo romanzo ed è stato come se avessero aperto le tende e lasciato entrare la luce. Attraverso i suoi libri lei fa vedere che in ogni vita, anche la più misera, c’è di che essere contenti, di che ridere e amare. Fa vedere che le persone insignificanti come me hanno in realtà un grande merito perchè ogni piccola cosa gli costa più che agli altri. Grazie ai suoi libri ho imparato a diventare l’Odette Toulemonde che esiste oggi: una donna che apre le persiane ogni mattina con piacere e con piacere le richiude ogni sera”.

Odette lavora in un grande magazzino, con molti reparti. Ma è strano: pare che ogni dipendente in qualche modo sia stato messo nel reparto sbagliato, quello che non corrisponde per niente alle sue inclinazioni o desideri. C’è perfino un reparto in cui le commesse muoiono. Certo, a volte nella vita stiamo in un posto esattamente per questo: per morirci. Evidentemente tutta questa apparente non-corrispondenza dovrebbe farci venire qualche domanda sulla ragione del nostro essere stati collocati in qualche posto. Odette, quando rientra a casa dal lavoro, saluta sempre un ragazzo di strada, che chiama Gesù. La sua vita e quella di Odette in qualche modo scorrono in parallelo. E’ sempre lei che si preoccupa di chiedergli come sta e quando lo vede salire una collinetta con una trave sulle spalle, Gesù le risponde: “Eh, mica tanto bene….Però andrà meglio!!”.

L’autore dei libri che Odette ama tanto, un certo Baltasar Balzan (ma non sarà per caso parente del famoso teologo Hans Hurs von Balthasar?), è in realtà, come uomo, un poco di buono. Ma Odette è grata all’Autore, non all’uomo. E l’Autore è talmente invidiato per il suo successo di pubblico che a un certo punto l’esponente degli intellettuali di turno decide di troncare bruscamente il suo successo: cestina il suo ultimo libro e lo bolla come l’”eroe dei poveri di spirito”. Nel giro di pochi giorni, l’uomo Balzan si vede crollare addosso una vita di successo.

Odette un bel giorno si ritrova dietro la porta proprio l’uomo Balzan, ridotto una larva, reduce da un tentativo di suicidio, dopo che il mondo l’ha rifiutato e fatto cadere in miseria. E così proprio l’Autore si fa accogliere come chi ha bisogno delle nostre lezioni di felicità. Ma com’è possibile, lui che le ha date a me, com’è che bussa alla mia porta e vuole vivere dei frutti che ha seminato? E’ un bel mistero, ma è così….. Odette è ogni giorno sempre la stessa, lavora, è lieta, ama sempre e sol-tanto il marito, che si è mantenuto bello e giovane negli anni (“C’è da dire che è morto da dieci anni e questo aiuta”). L’uomo Balzan condivide la sua vita di ogni giorno e ritrova felicità e significato. Non va sempre tutto bene a Odette: quando viene insultata e abbandonata da quegli amici che si ritrova intorno, Odette fa come se niente fosse, perché la sua dignità risiede proprio nell’essere povera e insignificante davanti al mondo. Anche Balzan la deride per la collezione di bambole di cattivo gusto: certo, pensa Odette, “se potessi permettermelo farei collezione di quadri d’autore….O forse no”. Odette fa sempre e solo uno cosa: ama, lavora e legge (prega). Ma non sono tre cose diverse. Per Odette sono esattamente la stessa cosa. Ama: è strano vedere che non  ha amici. Ma si capisce benissimo perchè: lei è amica di tutti (i vicini “scambisti”, il figlio omosessuale, la figlia scorbutica, le amiche invidiose, la cliente che le prende di santa ragione dalla sua “porta”, ovvero dal suo compagno).

Certo, anche Gesù mangiava con pubblicani e prostitute, ed erano fonte di scandalo queste sue compagnie così discutibili…. Odette ha una condotta morale ineccepibile, ma non nega amore a nessuno. E’ buona: non è stupida, si accorge che approfittano della sua disponibilità, ma non rifiuta di dare tutto a tutti. Anche preziose lezioni di vita: Balzan ha lasciato la moglie e il figlio. E allora deve tornarsene con loro. Per Odette infine arriva l’ora della prova. Le manca il respiro e cade lunga a terra accanto al suo amico Gesù. Si salva dall’infarto e adesso l’Autore le vuole stare accanto di persona. Ancora non è ora per lei di morire e di raggiungere il marito. Ma il marito l’ha affidata all’Autore Balzan (non all’uomo Balzan, perché quello, com’è giusto, se n’è ritornato dalla moglie). L’Autore. Sì: quella presenza reale che può baciare e far felice una donna. Odette magari prima lo poteva solo leggere, adesso ce l’ha sempre accanto. In qualche modo passa dal Vecchio al Nuovo testamento. Dopo la croce, la presenza dell’Autore è integrale: un Dio con noi, che si può prendere cura di te, così realmente, come lo può fare un marito. Che si tratti dell’Autore e non dell’uomo, lo dice l’ultima scena del film, con Odette sulla luna. Se prima si alzava un po’ da terra, adesso per la felicità se n’è finita direttamente sulla luna, a toccare il cielo e a farsi abbracciare da un Autore che le dice di persona: “calmati, Odette, calmati.”

 

Dialoghi Carmelitani, Marzo 2009

 

ON THE AIR

Radio Scalzi

IL MEC ALLA RADIO

MecTV.it

contattaci

Sempre aggiornato: