Un bambino che crede nell'eguaglianza PDF Stampa E-mail
Giovedì 18 Giugno 2009 19:31

di Marco MISSIROLI

La prima cosa che mi viene in mente quando vedo un bambino è la potenza. Potenza per eccellenza, potenza inconsapevole. Nessuno come loro, penso. Nessuno. E se mi chiedessero un paragone, bé, ci metterei un secondo a dire del topo con l'elefante. Noi adulti, elefantoni enormi, e loro bambini, topolini agili. Noi spaventati dal piccolo che si fa imprevedibile, loro inconsapevoli del grande che si fa prevedibile. L'addestrato contro l'ancora indomabile. Poi penserei a quella forza straordinaria di piccoli gesti che non hanno fini, quei piccoli gesti che spostano montagne.

Le manine veloci e semplici, la corsa e lo sguardo ancora liberi. Lì mi fermo, lì succedono i miracoli che faccio fatica a descrivere. Ne ho visto uno due giorni fa, in treno. Stavo andando a Verona e per la tanta gente sui vagoni mi sono dovuto sedere in prima classe, di fianco a un uomo di quarantanni circa. L'uomo teneva sulle ginocchia un bambino di due o tre anni. Il bambino aveva un sonaglio che agitava, e intanto rideva e rideva, beato te che ridi, perché ridi, mi chiedevo io stupidamente.

Agitava la manina come a salutarci a tutti e ci batteva il sonaglio vicino all'orecchio, e quella era la musica che toglie le preoccupazioni. All'improvviso il treno si riempie ancora e nei posti davanti a noi si siedono due ragazzi di colore vestiti malamente. Il signore con il bambino mi guarda stranito, tira verso di sé il bambino e si alza veloce, poi si accorge che il treno è talmente imbottito che è molto meglio se si tiene quel posto. Così torna seduto e la prima cosa che fa è dire ai due ragazzi di colore, guardate che questa è prima classe forse vi siete sbagliati. È stato in quel momento che il bambino ha ripreso ad agitare il sonaglietto, è stato in quel momento che i due ragazzi hanno tirato fuori i due biglietti e hanno mostrato la loro classe pagata: prima. L'uomo si è voltato verso di me, adesso quasi sconvolto, intanto che il figlioletto tornava a ridere e a muovere il sonaglio verso uno dei due ragazzi di colore. Sic sic, sic sic faceva il sonaglietto, sic sic, faceva, e intanto la manina salutava. Salutava proprio quella pelle nera accomodata davanti a lui. E quella pelle nera ha cominciato a rispondere al saluto, a muovere la mano come avesse anche lui un sonaglio. Basta, fai piano, diceva il padre al bambino. Ma i bambini sanno capire i capricci degli adulti, così ha continuato. Salutava, non c'ha pensato un secondo a smettere, anzi con il braccio si allungava finché ha iniziato a battere il sonaglio contro la gamba del ragazzo nero.

Lo salutava e lui salutava il bimbo che adesso gli si era messo a sorridere, mentre il padre si forzava a leggere il giornale nell'angolo. E questa è stata una lezione che nessuno di quello scompartimento dimenticherà mai. Il topo vince sull'elefante, oltre la pelle e la classe. Il topo vince e non ci sono dubbi. E lo fa perché conosce la musica che stordisce gli ammaestrati e incanta le diversità. Le unisce salutandole, le tiene vicine ridendo, fa sedere le stupidità perché siede sulla stupidità che sa riconoscere. Sic sic, sic sic, quel suono è rimasto anche quando padre e figlio sono dovuti scendere dal treno. Sic sic, quel suono rimane ancora. Ha il ritmo dell'uguaglianza al di là di ogni cosa. Sic sic. Di ogni cosa.

(Tratto da "Avvenire")

 

ON THE AIR

Radio Scalzi

IL MEC ALLA RADIO

MecTV.it

contattaci

Sempre aggiornato: