Estetica ed etica nell’educazione dei giovani PDF Stampa E-mail
Venerdì 29 Gennaio 2010 07:21
Indice
Estetica ed etica nell’educazione dei giovani
La sorte dell’educazione
Estetica ed etica
La vita familiare e l’etica del dono
Tutte le pagine

Una prevalente percezione estetica dell’esistenza

Gli ultimi due Rapporti IARD sulla condizione giovanile in Italia «all’inizio del nuovo secolo», pubblicati nel 2002 e nel 2007, evidenziano, tra gli altri, questo dato sintomatico: i giovani tendono a non scegliere il matrimonio e la famiglia come ideale di vita; amano però l’amore, propendono in numero crescente a coinvolgersi in forme di convivenza «senza matrimonio», così come in generale privilegiano i rapporti di «socialità ristretta». Chi sono questi giovani dei «Rapporti giovani»? Sono i «post-adolescenti», ma anche quanti attraversano la prima o la piena o la tarda giovinezza. Essi in generale «non hanno fretta di crescere» e vivono la loro età come una lunga moratoria, sperimentando stili nuovi di approssimazione alla vita adulta. Tendono per lo più a mettere al primo posto, tra i valori che privilegiano, l’«autorealizzazione»; e si capisce, dal contesto di tutte le interviste, che si fa riferimento ad una riuscita di tipo professionale, ad un certo successo economico e alle gratificazioni personali. Fanno riferimento alla famiglia, ma è in primo luogo quella di appartenenza; mentre sono inferiori di numero le preferenze accordate alla scelta di sposarsi e di procreare - al matrimonio e alla famiglia, appunto, «come istituzioni».
È possibile, a partire da queste indagini psico-sociali, disegnare un profilo di questi giovani a cavallo dei due secoli. Vorrei richiamare qui, tra le diverse «propensioni caratteristiche», quelle che, nel primo dei due testi, sono denominate con le dizioni principio di «reversibilità delle scelte» e «rifiuto dell’assunzione di responsabilità». Sono, mi pare, i tratti che servono a denotare un tipo umano segnato da una prevalente percezione estetica della realtà, nel significato che oppone questo concetto ad etico. Può essere infatti così intesa una figura dell’esistenza, definita da una ininterrotta esplorazione del possibile, che non parrebbe mai destinata a finire; che non impegna mai veramente la persona e non implica pertanto l’assunzione di nessuna responsabilità. È questo giovane «esteta» che sembra oscillare «tra evasione e impegno»; con la notazione che, al fondo, un rifiuto di massima ad assumere con serietà la vita dispone a concepire anche l’impegno nel senso di una costante promozione estetica dell’esistenza.



 

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