| "Basta che portiamo Dio nel mondo..." |
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| Giovedì 15 Novembre 2007 21:48 | |||
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Ho partecipato alla 3 giorni degli universitari a Pietralba. Bellissimo! Ho imparato molte cose, guardandoli e ascoltandoli. Hanno ridato fiato al mio desiderio di rischiare la vita per Cristo e di stringere legami nuovi e forti con loro, molti dei quali non conoscevo, ma molti dei quali mi sono cresciuti accanto in quanto figli dei miei amici o amici dei miei figli. Eppure lì mi è capitato di vederli come per la prima volta e ho goduto inaspettatamente della loro presenza e del loro muoversi nel bene reciproco. Mi porto a casa, allora, la voglia di non perdere la loro amicizia e la decisione di non lasciare che quella terribile padrona di casa che è l'abitudine mi impedisca di vivere in comunità, confinata nel mio ruolo e incapace di lasciarmi ferire dalla presenza delle persone che gratuitamente e misteriosamente lasciano che la loro vita venga intrecciata alla mia. L'altro che mi sfiora quotidianamente, dentro e fuori la comunità, è la segreta parola di speranza e di gioia che Dio mi mette accanto. Non posso impedirle che mi si sveli e mi penetri nel cuore…Non dimenticare mai questo, riscoprirlo per diventare ricchi. E poi, grazie al gruppo guidato da Fra Fabio, ho scoperto una pagina del filosofo ebreo Martin Buber che mi ha chiarito moltissimo l'idea di ambiente su cui stiamo insistendo pedagogicamente in questi ultimi tempi. La consegno a tutti i lettori di DIALOGHI CARMELITANI e in particolare a tutti gli amici del Mec, perché la ritengo preziosa. Una di quelle pagine da non lasciar perdere e da infilare nell’agenda. Eccola. "C'è una cosa che si può trovare in un unico luogo al mondo, è un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell'esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro, è il luogo in cui ci si trova. La maggior parte di noi giunge solo raramente alla coscienza del fatto che non abbiamo ancora assaporato il compimento dell'esistenza, che la nostra vita non è partecipe dell'esistenza autentica, compiuta, che è ancora vissuta ai margini dell'esistenza autentica. Eppure non cessiamo mai di avvertirne la mancanza, ci sforziamo sempre, in un modo o nell'altro, di trovare da qualche parte quello che ci manca. Da qualche parte, in una zona qualsiasi del mondo o dello Spirito, ovunque tranne che là dove siamo, là dove siamo stati posti: ma è proprio là, e da nessun'altra parte, che si trova il tesoro. Nell'ambiente che avverto come il mio ambiente naturale, nella situazione che mi è toccata in sorte, in quello che mi capita giorno dopo giorno, in quello che la vita quotidiana mi richiede: proprio in questo risiede il mio compito essenziale, lì si trova il compimento della vita che è alla mia portata. [...] Diceva una volta un uomo saggio: "basta che portiamo Dio nel mondo e tutto sarà appagato!". Come? Come è possibile attirare Dio nel Mondo? Non è un modo di vedere arrogante e pretenzioso? Come può osare un vermiciattolo di immischiarsi in ciò che riguarda esclusivamente la Grazia di Dio? [...] Ma noi crediamo che la Grazia di Dio consiste proprio in questo suo volersi lasciar conquistare dall'uomo, in questo suo consegnarsi, per così dire, a Lui. Dio vuole entrare nel mondo che è suo, ma vuole farlo attraverso l'uomo: ecco il mistero della nostra vita, l'opportunità unica del genere umano. Ecco ciò che conta alla fine: lasciare entrare Dio. Ma lo si può lasciare entrare solo laddove ci si trova, e dove ci si trova realmente, dove si vive, e dove si vive una vita autentica. Se instauriamo un rapporto santo con il piccolo mondo che ci è affidato, se, nell'ambito della creazione con la quale viviamo, noi aiutiamo la sua santa essenza spirituale a giungere a compimento, allora prepariamo a Dio una dimora nel nostro luogo, allora lasciamo entrare Dio" (M. Buber, Il Cammino dell'uomo, ed. Qiqajon).
Lella Tomasini
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