Il nostro splendore

Lettera al Movimento per la Solennità della Madonna del Carmine

Roma, 16 luglio 2025

Carissimi,

con l’Ordine e la Chiesa intera, celebriamo la Solennità della Madonna del Monte Carmelo, che segna anche la ricorrenza del riconoscimento ecclesiale del nostro Movimento.

E se quando si parla di una persona amata, c’è sempre il rischio di esagerare un po’, quando si parla di Maria questo rischio non c’è: la sua bellezza, umile e pura, non sarà mai davvero espressa, mentre continua ad affascinare tutti, anche fedeli di altre religioni e non credenti.

Oggi dunque vogliamo ricordarci di Lei, con un’immagine che i Padri della Chiesa riferivano proprio alla sua bellezza, quella dello “splendore”: «La Vergine aveva un nome che le si adattava benissimo: si chiamava Maria, che significa “splendore”»[1].

Ma, al di là della tenerezza poetica, cosa ci racconta “lo splendore di Maria”?

Per prima cosa che tutto, in Lei, ha trovato e trova senso in relazione alla Bellezza del Figlio suo, cioè in quella Gloria che lo rende “irradiazione” del Padre (cfr. Eb 1,3). E se la Gloria del Figlio sta nell’Amore che l’ha portato a darsi interamente, lo “splendore di Maria” sta nel modo in cui Lei se n’è lasciata interamente abitare.

Cioè sta nel modo in cui da questo Amore s’è lasciata chiamare, riempire e definire, prima e dopo l’Annuncio; poi nel modo in cui da questo Amore s’è lasciata anche “dimenticare” (durante il ministero pubblico di Gesù); e infine sta nel modo in cui, sotto la Croce, contro ogni diritto materno, se n’è lasciata addirittura “svuotare”.

Ed è proprio in questo suo intero “sì”, fatto di fede e libertà, che comincia a nascere la Chiesa.

È da questa vita nascosta ma attenta, resa tutta grembo umile e obbediente, che comincia ad essere generata l’umanità nuova, capace di credere e d’amare. La Chiesa nasce cioè in quella disponibilità che riunisce “tutte le vocazioni di Maria” (di figlia e donna, di vergine e sposa, di madre e discepola), come se solo lì avesse origine ogni nostra vocazione, ogni nostra piccola o grande santità.

Lo splendore di Maria, quindi, è anche inizio dello “splendore della Chiesa”.

Il teologo Hans Urs Von Balthasar lo ha espresso così: «L’origine qui ha una forma materna e abbraccia nel suo mantello protettore coloro che nel futuro la imiteranno… L’esperienza fisico-personale che Maria ebbe del Bambino, che è suo Dio e Salvatore, è aperta senza riserve… È tutta, fin da principio e in maniera sempre più forte, esperienza “per gli altri”, esperienza “per tutti”»[2].

Così, nella luce che Maria è per tutta la Chiesa, anche noi – come Movimento Ecclesiale Carmelitano – possiamo sentirci custoditi sotto il mantello materno della sua bellezza.

Anzi, con tutto il Carmelo, possiamo riconoscere che la nostra speciale “vocazione” è proprio quella di conoscere più intimamente la vita e il cuore di Maria, abitati ad ogni istante dall’Amore, ma come se ad ogni medesimo istante fossero “per noi”! Per lo splendore ancora possibile dei nostri cuori…

Ecco perché, in questo privilegio, ritroviamo tutta la preziosità e l’importanza della nostra Scuola di Cristianesimo che, quest’anno più di sempre, sarà al centro del nostro cammino.

Perché il suo Cuore di Madre davvero non ci è estraneo: splende anzi per noi, splende per me!

Splende per me, quando mi trovo a vivere i misteri del matrimonio, tra prove e unità, come nel cammino di Maria e Giuseppe. Quando scelgo di donarmi con l’ardore della carità o il senso umile della missione, come per Maria in visita da Elisabetta. Quando sperimento il miracolo nascosto di una gravidanza e di una nascita, anche se tra contraddizioni, fatiche e povertà, come per Maria a Betlemme. Quando sento come mio il dramma disumano di persecuzioni e guerre, che non possono essere solo “di altri”, come non lo furono per Maria perseguitata e in esilio, con Giuseppe e con il Bimbo. Quando vivo le piccole cose di ogni giorno, nell’educazione dei figli o sul lavoro, là dove il divino e l’umano segretamente s’abbracciano, come per Maria a Nazareth. Quando devo tornare discepolo, nelle diverse fasi della vita o di una famiglia, anche senza poter capire tutto, come per Maria di fronte alla missione pubblica del Figlio. E splende per me, infine, quando sono nella prova del dolore o di una perdita, dell’amore tradito o umiliato, ma non smetto di sperare… come per Maria che, davanti al Figlio crocifisso nel Silenzio, attraverso le sue lacrime e il cuore aperto sul mistero, vedeva ancora luce in quelle piaghe. Vedeva ancora amore in quella notte…

Così, contemplando l’indicibile splendore di Maria, nascosto e luminoso, ci rimettiamo in cammino.

Con la gioia di chi può sperare, perché questa speranza non delude (cfr. Rm 5,5).

Ma anche credendo, come figli, che nostra Madre racconti ogni giorno di noi al Signore: perché Lui possa darci ancora fiducia, perché possa ancora sperare in noi… nel piccolo ma vero dono del nostro Movimento!

E se davvero l’Amore eterno spera ancora in questa storia, se spera in ogni Comunità che la racconta, in ogni famiglia (unita o ferita) che la compone; in ogni giovane e ogni cuore che la vive… allora non ci resta che onorarlo, questo dono, e farlo con gioia.

È il nostro splendore… è il nostro cammino.

P. Fabio Silvestri ocd

 [1] PSEUDO GREGORIO TAUMATURGO, Omelia II sull’Annunciazione, in Testi Mariani del primo millennio, vol. I: Padri e altri autori greci, Roma, Città Nuova, 1988, 755.

[2] H.U. VON BALTHASAR, Herrlichkeit, Bd. I: Schau der Gestalt, Einsiedeln, Johannes, 1983, 327.

(Download della lettera)