Iraq. Quella preghiera della sciita Sara alla Madonna di cui si fida

Proponiamo la lettura dell’esperienza quotidiana di Sara, una ragazzina sciita, apparsa su Avvenire il 9 febbraio 2021.

È la conferma che Maria è madre di tutti e può incontrare e prendersi cura di ciascuno di noi.
Abbiamo una Madre comune, a Lei possiamo affidarci con fiducia e con speranza.
Riecheggiano nel nostro cuore le parole con le quali Ella si manifestò a Ida Peerdeman l’11 febbraio 1951: “Io sono la Signora, Maria, Madre di tutti i popoli”.
In Lei, dunque, cominciamo a sperimentare quella fratellanza che Papa Francesco auspica nella sua lettera Fratelli tutti: un piccolo mattone per edificare una “costruzione” che abbia il sapore dell’eternità.

Ogni mattina, nella chiesa del Sacro Cuore di Bassora, il capoluogo dell’ultima provincia irachena nel Sud dell’Iraq a stragrande maggioranza sciita, una bimba entra in chiesa. Una presenza gentile e silenziosa, come può essere quella di una ragazzina di 12 anni al massimo. Un lungo istante di silenzio che, davanti alla grotta di Lourdes, non può che essere di preghiera. E tutte le mattine, la bimba accende pure una candela e bacia la statua della Vergine. E, sempre in silenzio, se ne va.

Una presenza che il vescovo Atanasios Firas Dardar, vicario patriarcale per Bassora dei siro-cattolici, non può più ignorare. «Come ti chiami?», le chiede mar Atanasios. «Sara», risponde la ragazzina che per vivere vende i sacchetti di plastica a chi fa compere in uno dei tanti suq di Bassora, la seconda città dell’Iraq a pochi chilometri dal confine con il Kuwait. Dove abiti, chiede mar Atanasios. «Sono di Abo Sker», un quartiere sciita tra i più popolari di Bassora. Sara, come evidente dall’abbigliamento, è musulmana sciita e ogni giorno prega nella chiesa cattolica: «No so bene chi sia Maria. Ma questa donna non fa mai tornare a mani vuote», la spiegazione alla domanda del vescovo che ha voluto raccontare l’episodio sabato sul suo account Facebook pubblicando pure una foto sorridente della piccola Sara. «La fede spontanea di questa bimba rappresenta la fede di ogni uomo che si fida di Dio», il commento di mar Atanasios.

Una fede che, nel profondo Sud sciita, già non ha confini: sono molti i musulmani che pregano Maria. Non è inusuale che gli sciiti partecipino alle feste per la Vergine Maria. Una devozione popolare che sembra ora come essersi riaccesa dalla notizia della visita di papa Francesco in Iraq. A Najaf, la città santa dei musulmani sciiti, papa Bergoglio incontrerà il grande ayatollah Ali al-Sistani, la guida degli sciiti iracheni. A Ur dei caldei, nel territorio della diocesi di Bassora, è previsto l’incontro interreligioso nei luoghi di Abramo.

«Il Papa è venuto a portare tre ramoscelli di ulivo», spiega ad Avvenire il vescovo siro-cattolico di Bassora. «Il primo ramoscello di ulivo è come l’ossigeno per un malato: il Papa aiuterà i cristiani a restare parte del popolo iracheno». Una presenza sempre più esigua, a Bassora, dove i cristiani sono ridotti a circa 300 famiglie – non più di 1.500 fedeli – compresi ortodossi, armeni e protestanti. Un secondo ramoscello d’ulivo «sarà per la convivenza di tutte le religioni» e per questo Francesco «visiterà Ur la patria di tutti i credenti». Il terzo ramoscello è per tutto l’Iraq «la cui immagine nel mondo è stata sfigurato dal Daesh» e ora in cerca «grazie a questa visita una nuova cultura della convivenza».

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