Lettera di P. Antonio M. Sicari per la Festa della Madonna del Carmelo

Brescia, 16 luglio 2021
Festa della Madonna de Carmelo,

Miei cari,

molte comunità mi hanno chiesto di anticipare qualche notizia sulla nuova Scuola di Cristianesimo, e ho pensato sia bello rispondervi in questa festa tutta carmelitana.

Come prima cosa è necessario insistere ancora sull’orientamento di tutto il nostro cammino che non deve preoccuparsi anzitutto del nostro “andare verso Cristo” (sempre fragile e incerto), ma gioire della certezza che “è Cristo a venire verso di noi”, con la sua inesauribile misericordia.

Tuttavia questa nuova Scuola di Cristianesimo comincia nel momento in cui accade l’incontro tra Lui che viene a salvarci e noi che gli tendiamo la mano.

Immaginiamo allora il dialogo che certamente accade (e non è solo una immaginazione, perché è certamente simile ai tanti dialoghi che il Vangelo ci ha già raccontato): da un lato c’è un povero malato (ciascuno di noi che chiede aiuto e salvezza) e dall’altro c’è Gesù che chiede a ciascuno: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”, offrendoci la sua grazia.

La nostra nuova Scuola di Cristianesimo sarà, dunque, impostata sui contenuti di questo dialogo, che possiamo già immaginare come schema delle nostre lezioni.

  1. Primo dialogo: Vita!

Papa Giovanni Paolo II, nella giornata mondiale dei giovani, celebrata a Denver nel 1993 (che aveva a tema l’espressione evangelica di Gesù: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» – Gv 10,10), ci ha donato questo primo insegnamento radicale:

«Nelle varie lingue esistono termini diversi per esprimere ciò che l’uomo non vorrebbe assolutamente perdere, ciò che costituisce la sua attesa, il suo desiderio, la sua speranza. Ma nessuna parola, in ogni lingua, riesce a riassumere in maniera così pregnante, ciò a cui l’essere umano massimamente aspira come la parola vita. Vita indica la somma dei beni desiderati e, al tempo stesso, ciò che li rende possibili, acquistabili e duraturi».

All’inizio c’è dunque questa nostra invocazione, umile, ma insopprimibile (“Voglio vivere!”), e ci sono anche i mille piccoli esaudimenti che otteniamo ogni giorno, quando la vita sembra sorriderci e riusciamo a gustarla. A volte, ci sono anche, certe forti esperienze affettive che ci spingono a dire poeticamente alla persona amata: “Tu sei la mia vita!”.

Ma, più o meno consapevolmente, restiamo nell’attesa di Qualcuno che possa dirci con verità: “Io sono la tua Vita” e che si realizzi anche per noi la sua promessa: “Sono venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in maniera sovrabbondante…”.

Nella speranza di poter un giorno pronunciare anche noi l’invocazione innamorata che uscì dal cuore della nostra Santa Madre Teresa d’Avila, quando chiamò Gesù: “Oh Vida de mi vida!”.

  1. Secondo dialogo: Luce!

La vita, per essere pienamente gustata, ha bisogno di un bagno di Luce che illumini la creazione intera e ci permetta di conoscere la verità, di desiderare il bene, e di godere di ciò che è bello.

Anche se non siamo ciechi, siamo però in grado di percepire una certa tenebra che – sia pure a tratti – può oscurarci l’intelligenza, l’anima e il cuore.

“Signore, che io veda!” è, dunque, la seconda domanda che portiamo in cuore da sempre e che inevitabilmente si risveglia quando incontriamo Cristo.

La Sua risposta, semplicissima ma assoluta, sarà quella lungamente illustrata dall’evangelista Giovanni, che ci riporta e commenta l’affermazione di Gesù che diceva ai suoi discepoli: “Io sono la luce”.

Ma ci sono da meditare anche altre espressioni evangeliche molto significative.

Ecco, ad esempio, come Sant’Ambrogio commentava la rivelazione di Cristo che promette ad ogni credente: «Io e il Padre verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 2):

«Sia aperta a Colui che viene la tua porta, apri la tua anima, allarga il seno della tua mente perché il tuo spirito goda le ricchezze della semplicità, i tesori della pace, la soavità della grazia. Dilata il tuo cuore, va` incontro al sole dell’eterna luce “che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo. Benché possa entrare, nondimeno non vuole introdursi da importuno, non vuole costringere chi non vuole. Nato dalla Vergine, uscì dal suo grembo irradiando la sua luce sulle cose dell’universo intero, per risplendere a tutti. Quelli che lo desiderano ricevono la chiarezza dell’eterno fulgore che nessuna notte riesce ad alterare. A quel sole che vediamo ogni giorno tiene dietro la notte tenebrosa. Ma il sole di giustizia non tramonta mai perché la sua luce di sapienza non viene mai offuscata da alcuna ombra”» (dal Commento sul salmo 118).

  1. Terzo dialogo: Fame di infinito!

Nonostante siamo limitati e sempre a contatto con la finitudine, abbiamo una fame di infinito che non si acquieterà mai. E siamo sempre tentati di cercarlo nelle cose finite, condannandoci da noi stessi a una inevitabile frustrazione.

D’altra parte, se riuscissimo ad afferrare l’infinito, significherebbe che siamo riusciti a costringerlo dentro la nostra finitezza.

Per fortuna abbiamo già imparato come impostare correttamente il problema, riconoscendo che “la nostra ragione è in se stessa esigenza di infinito, ma essa può culminare solo nel sospiro e nella esigenza che questo infinito si manifesti” (L.G.).

Per questo è necessario riconoscere che la ragione, per aprirsi all’infinito, deve riconoscere che non può essere lei la misura di tutte le cose.

La fame di infinito però resta. Perciò, incontrando Gesù ci nasce subito sulle labbra l’umile ma insopprimibile richiesta: “Dacci il pane quotidiano che possa saziare questa nostra fame, anche solo per oggi”.

E sappiamo che Gesù, nel suo Vangelo, ci ha già risposto: “Io sono il pane della vita… Il pane disceso dal cielo”, e ci ha esaudito donandoci il pane eucaristico: il suo stesso corpo.

  1. Quarto dialogo: Felicità!

Le parole fondamentali che abbiamo usato per dialogare con Gesù (Vita, Luce, Pane) trovano un’ultima formulazione nella parola Felicità (“Io voglio essere Felice!”).

Diceva Sant’Agostino: «Cercando te, Dio mio, io cerco la felicità della mia vita. Ti cercherò dunque perché l’anima mia viva di Te,… perché l’anima mia vive di Te» (Conf. 10,20,29).

Si tratta però di comprendere che la parola felicità ha la stessa radice della parola Figlio.

Si tratta perciò di una invocazione rivolta alla Persona stessa di Cristo generata dal Padre celeste, e di un riferimento alle nostre persone tutte create in Lui e per Lui, accomunate dal dono della Sua filialità.

E, quando Lo incontriamo, scopriamo congiuntamente il Suo Volto e il nostro.

Mentre Lui, alla nostra domanda di felicità risponde: “tutti noi siamo Figli!”.

A tale riguardo non c’è nella Scrittura testo più bello dell’inno con cui san Paolo apre la sua Lettera agli Efesini:

«Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà, perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria» (Ef 1,3-14).

Lo scopo di tutta la nuova Scuola di Cristianesimo sarà dunque quello di imparare a dialogare amorosamente con Cristo – con lo studio, la preghiera e la pratica della vita – per imparare a dire davvero a Gesù: “Io voglio restare con Te!” – “Il nostro Movimento vuole restare con te!”.

 È questo l’augurio che rivolgo a tutti, e la preghiera che rivolgo alla Vergine Santa del Carmelo a nome di tutti.

P. Antonio Maria Sicari

(Scarica la lettera in .pdf)

 

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