Mettersi in gioco per con-dividere

In questo periodo di pandemia abbiamo vissuto momenti di smarrimento e di incertezza. Sappiamo, però, che l’attesa e la speranza appartengono al cuore dell’uomo, rimangono sempre accese e hanno bisogno di una risposta vera.

Noi cristiani abbiamo la responsabilità di testimoniarlo con la vita, perché abbiamo incontrato Colui che è la nostra speranza.

La liturgia ci aiuta a scoprire che la speranza c’è in ogni circostanza della vita ed è un miracolo che accade e prende carne quando – come ha detto papa Francesco all’Angelus di domenica 25 lugliograzie a quel  (il nostro) piccolo dono gratuito, e perciò eroico, Gesù può sfamare tutti…Il Signore può fare molto con il poco che gli mettiamo a disposizione (…) persino con una nostra miseria, consegnata alla sua misericordia”.

E allora “coraggio, dona il poco che hai, i tuoi talenti, mettili a disposizione di Gesù e dei fratelli. Non temere, nulla andrà perso, perché, se condividi, Dio moltiplica”.

L’invito è a mettersi in gioco perché la speranza continui a sbocciare e ad invadere, seppur nella fatica e nel dolore, il quotidiano.

Lasciamoci contagiare dalle parole di Martin Luther King:

“Vorrei rivolgere una parola speciale ai nostri giovani.
Molti di voi sono all’università e molti alla scuola superiore.
Dovete scoprire al più presto per cosa siete fatti, dovete mettervi in gioco e lavorare instancabilmente per raggiungere l’eccellenza.
Non tutti gli uomini sono chiamati a lavori specializzati; anche meno sono quelli che si elevano alle altezze del genio nelle arti e nelle scienze. Ma nessun lavoro è insignificante.
Ogni lavoro ha la sua dignità e la sua importanza  e dovrebbe essere intrapreso con diligenza e perfezione.
Se un uomo è chiamato ad essere uno spazzino di strada, egli dovrebbe spazzare le strade proprio come Michelangelo dipingeva, o Beethoven componeva musica, o Shakespeare scriveva poesia; dovrebbe spazzare le strade così bene che tutte le legioni del cielo e della terra dovrebbero fermarsi per dire: “Qui è vissuto un grande spazzino di strade”.
Questo è ciò che intendeva Douglas Malloch quando scrisse:
“Se non potete essere un pino sulla vetta del monte,
siate una scopa nella valle – ma siate
la migliore scopa sulla sponda del ruscello.
Siate un cespuglio, se non potete essere un albero.
Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero.
Se non potete essere il sole, siate una stella.
Siate il meglio di qualunque cosa siate”.
Cercate ardentemente di scoprire a che cosa siete chiamati, e poi mettetevi a farlo appassionatamente. Mettetevi in gioco”.
(M. L. King, La forza di amare, pagg. 141-143)

Ornella Rietti

 

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