Per tutti, per noi

Messaggio al Movimento per la Festa di S. Teresa di Gesù Bambino

Anno centenario della sua canonizzazione (1925-2025)

Per quale ragione un giovane e una famiglia, la Chiesa e il mondo dovrebbero interessarsi, oggi, di una monaca di clausura vissuta più di cento anni fa? E perché dovremmo farlo, ancora, noi?

Il mistero dell’attualità di Teresa Martin non si può comprendere fino in fondo senza considerare almeno alcune delle tante “originalità” della sua avventura umana e spirituale.

Rimasta orfana di madre a soli 4 anni – ed entrata al Carmelo a 15 – Teresa morirà a soli 24 anni per una tubercolosi: ma quel poco tempo di vita, pur sofferto, le basterà per delineare la sua “Piccola via dell’infanzia spirituale”, che la diffusione di Storia di un’anima farà diventare un «uragano di Gloria». Papa Pio XI, con tempi allora brevissimi, la beatificò infatti nel 1923 e la canonizzò nel 1925.

Le singolarità di Teresa non si esaurirono lì. Senza essere mai uscita dal monastero, dal 1927 diverrà patrona delle Missioni (e dal 1944 compatrona di Francia). Senza aver mai fatto studi teologici, dal 1997 (centenario della sua morte) sarà “Dottore della Chiesa”. Senza molti paragoni simili, dal 2015 (18 ottobre) anche i suoi genitori saranno canonizzati, realizzando il caso raro di una famiglia santa. E infine, dal 15 ottobre 2023, Teresa sarà tra i pochi Santi ai quali il Magistero ha dedicato documenti universali, con la pubblicazione dell’Esortazione apostolica di Papa Francesco “C’est la confiance” (“È la fiducia”).

Non meno notevoli sono i riconoscimenti del mondo laico (letterati, filosofi, artisti), fino al sorprendente attestato dell’UNESCO, che l’ha indicata come personalità da ricordare per il biennio 2022-2023.

Ma che cosa dice oggi, tutto questo, al nostro Movimento?

Che la Chiesa, e in particolare il Carmelo, sono una Terra benedetta in cui abitare. Anzi sono, lo diciamo umilmente ma fieramente da “figli”, la nostra Patria spirituale. E se in questa nostra storia possono camminare tutti, lo può fare in modo speciale chi sa di essere “piccolo”. Perché solo chi riconosce in Dio la propria piccolezza saprà poi anche lasciarsi cambiare dall’ Amore che non ha confini. Nello stesso tempo, chi si coinvolge in questa storia con il senso vivo di un’appartenenza, non potrà non condividere il desiderio più profondo di Teresa, il suo “programma” del cuore: “amare Gesù e farlo amare!”. Perché quando la Grazia più intima è vera, e la preghiera si fa relazione, allora siamo liberati da ogni pretesa autoreferenziale, per aprirci agli orizzonti del mondo intero. Per donare agli altri l’amore che portiamo dentro… Questa, solo questa, è la nostra “missione”.

Ci mettiamo in cammino, allora – con il tesoro dei nostri giovani, delle nostre amicizie e delle nostre famiglie – ma anche con quella fiducia che ci insegna Teresa, che non trova mai obiezioni in ciò che è inadeguato. Mentre chiede di collocarci sempre “dalla parte del Cuore”.

Cioè restando là dove ognuno è chiamato a stare, ma potendo dire… “io sarò l’Amore”.

P. Fabio Silvestri ocd