Nella seconda giornata di Esercizi Spirituali P. Fabio Silvestri ha percorso le dimore di S. Teresa d’Avila, dalla seconda alla sesta, spiegando come il cammino parta dalla conoscenza profonda di se stessi. “Conoscersi non è deprimersi per le proprie mancanze”, per i propri fallimenti e non è neanche dipendere dal giudizio degli altri. Sapere qualcosa di vero su se stessi è prendere consapevolezza dell’umiltà con cui Dio ti sta guardando.
Nelle prime dimore la fatica di pregare è già preghiera. La carità verso se stessi (quella di respingere le cose che non fanno bene al cuore) è già un primo livello di carità anche verso gli altri.
Nelle seconde dimore quelle anime che percorrono questa prima preghiera, questa prima carità cominciano a desiderare Dio. Ma le seconde dimore sono anche il luogo della presunzione e del combattimento tra il continuare e il tornare indietro. Ma chi è molto combattuto è perché potrebbe essere prescelto da Dio, e il demonio sa che le anime buone coinvolgono altre anime buone.
In queste dimore sono di grande aiuto le parole buone, i contenuti buoni, le letture buone, la compagnia dei buoni (non dei perfetti), la compagnia di stati diversi. Il movimento è un aiuto in tutto questo.
Per camminare verso la terza dimora servono costanza e perseveranza: determinata determinazione. Nelle terze dimore, entrati nel castello, per S. Teresa vi sono persone beate, anime elette. Non vogliono più offendere il Signore, sono misurate, caritatevoli, con grande fedeltà e sincero impegno, ma faticano a comprendere “la prova dell’Amico”.
Fin dall’inizio ci deve essere il desiderio di dare tutto a Dio. Dio si da’ tutto a coloro che danno a Lui tutto. Per superare questa dimora, occorre lasciarsi “disorganizzare” da Dio, essere “sconcertati” da Dio.
Nelle quarte dimore inizia il soprannaturale, dove il raccoglimento assume un ruolo fondamentale (capire le parole delle preghiere che si stanno dicendo, a chi si stanno dicendo, con quale amore si stanno dicendo; avere un’attenzione a come si entra in preghiera).
E il raccoglimento è da portare nel Mondo! Ogni occasione, ogni relazione è da accompagnare con e in questo raccoglimento.
È anche il momento dell’abbondanza della grazia. È Dio che chiama dentro.
Le quinte dimore sono il momento della metamorfosi, la trasformazione (per la bellezza). È il bruco che diventa farfalla. Il centro di tutto è l’unione delle due volontà: quella di Dio e quella dell’anima; i frutti di questa unione sono opere di carità e di missione.
Il fidanzamento dell’anima con Dio è il raggiungimento delle seste dimore. Un fidanzamento è carico di fatica, ma arrivati a questo punto l’anima capisce ancora meglio il peso dei peccati commessi, perché ha commesso tutto questo in Dio.

