Testimonianza di Elian Hage responsabile MEC Libano

Riportiamo la bella testimonianza di Elian Hage (responsabile del MEC in Libano) all’Assemblea Generale del 18 maggio 2025.

Testimonianza dal Libano
Mi ricordo che vent’anni fa, avevo fatto un intervento agli Esercizi Spirituali a Lignano, e avevo parlato delle difficoltà che affrontiamo in Libano e che crediamo che il Signore
ci ha creato in questa parte del mondo, non per caso, ma perché abbiamo una missione da compiere. Oggi, vent’anni dopo, i problemi esistono ancora, la paura esiste ancora,
la guerra è peggiore. Ma nonostante tutto, non abbiamo perso la fede, la determinazione e la risolutezza nel fare la nostra parte.
Non vi parlo della situazione generale, ma della vita della nostra comunità e di come ci aiutiamo a vicenda a superare le difficoltà per andare avanti.
Nella nostra società viviamo come una famiglia, una vera famiglia. Tutti siamo coinvolti nel dolore, nei problemi, nelle malattie e nelle gioie degli altri.
Qualche mese fa abbiamo organizzato degli Esercizi Spirituali in Libano. Eravamo circa sessanta persone. È stato un bellissimo incontro, molto fruttuoso. C’erano padre Gino Toppan, padre Fabio Silvestri, padre Elie Massaad e Stefania Giorgi. Abbiamo fatto l’impossibile, ci siamo aiutati a vicenda affinché tutti potessero partecipare a questa esperienza e siamo riusciti a farlo nonostante la situazione economica. Vorrei sottolineare che solitamente sono molte le persone che non possono partecipare a causa della situazione difficile.
Ricordo una signora che vive con noi l’esperienza del Movimento: vive in miseria e noi la aiutavamo, ma non poteva permettersi nulla. Questa volta mi ha detto che sua figlia aveva iniziato a lavorare e che questa volta voleva pagare lei gli Esercizi per due persone. Vi racconto questo solo per darvi un’idea del livello di crescita che le persone hanno raggiunto. Siamo riusciti a portare i nostri membri a un livello in cui non si vergognano di chiedere aiuto ai loro fratelli nel Movimento: ogni persona si sente direttamente coinvolta nel dolore dell’altro, senza timore di ferirne i sentimenti.
Organizziamo corsi speciali per donne bisognose e disoccupate, per imparare a cucire, a fare l’uncinetto, a usare un po’ il computer, ecc., in modo che possano continuare a vivere, secondo il proverbio che dice che è meglio insegnare a pescare che regalare un pesce.
Del resto, con Punto Missione e C’è Campo [due importanti realtà missionarie del Movimento, ndr] che ringrazio infinitamente, stiamo facendo tanti atti di carità. Abbiamo preso in carico una sessantina di famiglie: lo scopo è quello di dar loro cibo, medicine, sostegno economico per pagare l’affitto e le tasse scolastiche: non tutte sono famiglie del Movimento, perché sono in tanti che ne hanno bisogno.
Dopo l’ultima guerra e attraverso la mia parrocchia, aiutiamo i profughi che provengono dal Sud. Sebbene molti siano tornati, ma sono ancora senza casa. Tutto è stato distrutto. Con questo aiuto abbiamo deciso di non dare loro soldi, ma di acquistare il cibo e le medicine di cui hanno bisogno e di inviarglieli in pacchi personali.
Non mi permetto di entrare nei dettagli esatti e nel valore degli aiuti inviati al Libano. Lascio che siano i responsabili finanziari a discuterne, ma posso dire che si tratta di
una bella somma, e che la modalità di invio e distribuzione avviene in modo dettagliato, trasparente e molto utile, il che ha davvero aiutato molte persone a proseguire
nonostante la difficile situazione che stiamo vivendo.
Infine, vi dico che tutto questo lavoro che facciamo, sia a livello di singoli individui del Movimento, sia a livello di opere di carità, ha come obiettivo di farlo con amore, di portare Gesù a queste persone, di farlo con gioia e di essere testimoni della presenza del Signore nella nostra vita. Donare a qualcuno ti aiuta a crescere e a diventare più felice. È l’Incarnazione delle parole di Gesù nel Vangelo di oggi: “amatevi gli uni gli altri”.
Concludo dicendo che tutto ciò che facciamo, tutta la resistenza che viviamo e tutto l’amore che diffondiamo attorno a noi, non sarebbero stati possibili senza il nostro Movimento Ecclesiale Carmelitano, senza la Scuola di Cristianesimo e senza l’educazione e la spiritualità che Padre Antonio ha approfondito in noi. Come ha detto Sandra De Carli ieri, non potremmo essere noi stessi senza il movimento. E cito la bellissima frase di Padre Antonio M. Sicari:
“Nel regno di Dio, è una paga (un privilegio) l’aver potuto lavorare”.
Elian Hage (18/05/2025)