Una generazione che cerca il volto del Signore

Moltissimi gli spunti offerti da P. Fabio Silvestri nella prima meditazione degli Esercizi Spiritali che si stanno svolgendo a Cesenatico: dall’attualità essenziale del tema del “cuore dell’uomo”, alla ricchezza dei contributi del santo carmelitano, all’importanza che essi hanno nella Chiesa, ma anche per i pensatori, letterati, autori.

In questa prima meditazione, è stato ricordato che se uno comincia a sperimentare una grazia vivente dentro di sé comincia ad appartenere a un’esperienza, a un cammino, a una patria spirituale.

Oggi dobbiamo sentirci come Elia che si sente chiedere dal Signore: “Perché sei qui?” Il Signore però aggiunge “… non attendermi dove pensi di avermi già trovato. Io oggi ti parlo in una brezza leggera, dentro l’esperienza del tuo cuore”

Il Castello del cuore

Il simbolo del Castello è richiamato da moltissimi autori; P. Antonio Sicari nel volume Nel “castello interiore di Santa Teresa d’Avila (Jack Book, 2019) ha paragonato il Castello di S. Teresa con quello di Kafka, dove tutta l’esistenza del protagonista, l’agrimensore, viene coinvolto in questo castello. Riceve una lettera di assunzione, ma poi non viene chiamato da nessuno. Non c’è un destino buono per lui, non c’è una porta, non c’è una grazia, non una preghiera. È un mondo in cui è gettato, dove però nessuno lo aspetta.

Questo luogo inaccessibile è il nostro cuore!

A fronte di tanta sofferenza, nel castello di S. Teresa invece vi si trovano sette dimore dove in quella più profonda abita il Re.

Dentro il cuore di ognuno c’è un amore in atto che fa luce. Ogni dimora è un istante diverso di amore tra Dio e ognuno di noi. Ma le dimore non sono solo sette, possono essere milioni come gli istanti della nostra vita.

Le prime dimore sono quelle di chi è fuori dal castello, ancora prima del ponte levatoio, e non riesce più nemmeno a percepire la casa dove vorrebbe abitare. Che cosa ci potrà aiutare a entrare dentro?

All’omelia della messa seguita alla meditazione, P. Antonio M. Sicari, definiva la nostra compagnia come “la generazione che cerca il volto del Signore”.