Fuori o dentro?

«Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo?».

È la drammatica situazione che descrive un personaggio di Graham Greene in Fine di una storia, quando dice: «Per me il presente non è mai ora». Terribile! Questa è la caratteristica del mondo moderno di cui noi facciamo parte, come ci ricorda Péguy: «Il mondo moderno opera un immenso, totale scarico del presente», per questo siamo sempre “fuori”.

E come descrive Pascal: «Non ci atteniamo mai al tempo presente.

Anticipiamo l’avvenire come [se fosse] troppo lento a venire, […] o richiamiamo il passato per fermarlo come [se fosse] troppo spedito, imprudenti al punto da errare nei tempi che non sono affatto nostri e non pensare minimamente al solo che ci appartiene. […] È che di solito il presente ci ferisce. Lo nascondiamo alla nostra vista perché ci affligge, e se lo troviamo piacevole, rimpiangiamo di vederlo sfuggire […]. Noi non pensiamo quasi affatto al presente e, se ci pensiamo, è solo per averne luce circa le disposizioni per l’avvenire». Per questo stiamo sempre “fuori”: «O sole adorabile, hai versato i tuoi raggi in una stanza vuota: il padrone dell’alloggio era sempre fuori»( Ibsen).

Questo stesso mondo “moderno” ci costringe a stare “dentro”: dentro i confini della regione, dentro i propri paesi e dentro le proprie case… approfittiamo per stare anche dentro di noi.

Scopriremo così di essere delle piccole ostie, dei cibori dorati e dei tabernacoli viventi.

P. Gino Toppan ocd

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