“Ecco, faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5)

La Giornata Mondiale dei Bambini del 25-26 maggio 2024

«Quando i saggi hanno raggiunto il limite estremo della loro saggezza, conviene ascoltare i bambini…». Georges Bernanos ricorreva a questo splendido paradosso, nel suo capolavoro “Dialoghi delle Carmelitane” (1949), per ricordare quella verità che solo lo sguardo limpido di un bambino sa custodire.

E cioè che la vita è un dono, il più grande, e ogni bambino dovrebbe esserne il racconto.

Un racconto pieno di fiducia, di attesa e di speranza, sugli altri e su sé stessi, che in un bambino si esprime come domanda d’amore.

Un bambino infatti è (o almeno dovrebbe essere) “un amore che si è fatto visibile”, che può e deve credere di essere stato voluto, amato e atteso nel mondo, come in quel luogo in cui la vita si riconosce e si accoglie.

Purtroppo, invece, non sempre è così. Oggi, anzi, l’infanzia sembra diventata l’obiettivo più indifeso ed esposto alle tante forme di indifferenza, se non di male, che feriscono l’umano. Come quando si pretende di chiamare diritto del genitore (addirittura da sancire nella Costituzione!) quello di impedire a un bimbo concepito di nascere; oppure quando un bambino, considerato un diritto, può trasformarsi in merce da catalogo, acquistabile da madri “in affitto”; oppure quando all’infanzia si ruba la gioia di fidarsi e crescere, travolta dalla violenza, dall’abuso e dal crimine; oppure infine quando sono la guerra, la povertà e lo sfruttamento a dire a un bambino che no, il mondo in realtà non lo attendeva, perché non ama la sua vita né il suo futuro.

Per tutte queste ragioni, cioè per ridare la parola a loro, Papa Francesco ha voluto istituire la prima Giornata Mondiale dei Bambini, che si terrà il 25 e il 26 maggio. Ed è per queste stesse ragioni che il tema scelto è: “Ecco, faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5), cioè l’espressione con il cui il Signore nell’Apocalisse ricapitola tutto il senso della storia e di ogni uomo.

Un bambino, infatti, è sempre una novità unica per la storia del mondo. Il Papa l’ha detto ai bambini stessi, rivolgendo direttamente a loro il suo Messaggio per la Giornata: «Ho pensato di mandarvi un messaggio, sono felice che possiate riceverlo e ringrazio tutti coloro che si adopereranno per farvelo avere. Lo rivolgo prima di tutto a ciascuno personalmente, a te, cara bambina, a te, caro bambino, perché «sei prezioso» agli occhi di Dio (Is 43,4), come ci insegna la Bibbia e come Gesù tante volte ha dimostrato. Allo stesso tempo questo messaggio lo invio a tutti, perché tutti siete importanti, e perché insieme, vicini e lontani, manifestate il desiderio di ognuno di noi di crescere e rinnovarsi. Ci ricordate che siamo tutti figli e fratelli, e che nessuno può esistere senza qualcuno che lo metta al mondo, né crescere senza avere altri a cui donare amore e da cui ricevere amore (cfr. Fratelli tutti, n. 95). Così tutti voi, bambine e bambini, gioia dei vostri genitori e delle vostre famiglie, siete anche gioia dell’umanità e della Chiesa».

Anche un solo bambino, dunque, è una parola di gioia, un pro-memoria dell’amore di cui siamo debitori gli uni gli altri. Per questo, ai quasi 100.000 bambini che saranno presenti a Roma in rappresentanza di 101 nazioni (tra cui alcuni provenienti da Gaza e dall’Ucraina), il Papa affida un “controcanto di speranza”, che svegli il mondo e chieda la pace!

Come? Ecco di seguito alcuni dei passi consigliati:

  • dando fiducia ai racconti di chi ci precede nella vita, quella «lunghissima catena, che va dal passato al futuro e che copre tutta la terra»;
  • ricordando che «il dono più grande siamo noi, gli uni per gli altri: siamo noi il “regalo di Dio”»;
  • capendo che da soli non si è felici, «perché la gioia cresce nella misura in cui si condivide»;
  • non dimenticando «chi di noi, ancora così piccolo, già si trova a lottare contro malattie e difficoltà, all’ospedale o a casa, chi è vittima della guerra e della violenza»;
  • e infine custodendo il «segreto più importante: e cioè che per essere davvero felici bisogna pregare, pregare tanto, tutti i giorni, perché la preghiera ci collega direttamente a Dio».

L’occasione della Giornata Mondiale dei Bambini, con questi suoi contenuti, è dunque una grande grazia anche per il nostro Movimento, per le nostre comunità e per le nostre famiglie. Nel Carmelo sappiamo bene, infatti, in particolare grazie a Santa Teresa di Lisieux, che il Volto stesso di Gesù è quello del “Bambino del Padre” (un “titolo” che vale per tutta l’esperienza terrena di Cristo, fino alla Croce!). E sappiamo bene, di conseguenza, che l’essere figli è la nostra identità primaria e indelebile, l’unica propria di ogni uomo, qualunque sia la sua condizione.

Così, con l’intercessione di S. Teresina, “bambina di Dio”, chiediamo al Signore di imparare a vivere ancora quei passi della “infanzia spirituale” che lei stessa ha imparato in famiglia. In particolare, ricordando che l’amore da scambiarci, anche quando è ferito, ci rimanda sempre a questa comune radice filiale (ad es.: “Tu, mia moglie, sei quella figlia del Padre che sono chiamato ad amare in Suo nome”; “Tu, mio figlio, sei quel figlio che il Padre mi ha donato e mi chiede di educare in Suo nome”; etc.).

Così, a partire da questa nativa e infinita dignità, sapremo riconoscere in ogni altro uomo, in ogni parente, in ogni collega, in ogni povero, in ogni migrante, in ogni carcerato… un altro “bambino di Dio”, alla ricerca della sua verità e della sua gioia.

Lo sguardo di Maria, custode della bellezza originaria di ogni volto, permetta anche a noi e alla nostra storia di “fare nuove tutte le cose”: e di farlo ogni giorno, nell’amore che salva.

P. Fabio Silvestri ocd

(Vai al  sito ufficiale della Giornata Mondiale dei Bambini)

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