Per l’Avvento – 1

«Il Natale, verso cui abbiamo iniziato il cammino in questi giorni, è stato fin dall’inizio una festa cosmica, che possiede, cioè, un significato non solo per ciascuno di noi, ma per il mondo intero.

A differenza di tante altre religioni, antiche e moderne, il cristianesimo è irriducibile all’elemento privato, individuale a me e al mio interesse (sia pur elevato, “religioso”), alla mia singola vita. Molte religioni si limitano a questo, come se dicessero all’uomo: “Cerca di raggiungere la perfezione, preoccupati della tua anima, goditi le tue emozioni religiose. Che ti importa di quello che succede nel mondo, che ti importa della sua storia, degli altri, di tutto quello che va sotto la definizione di ‘problemi’? Non preoccuparti dunque, delle faccende terrene, vivi il cielo, non ti occorre nient’altro”.

Ma se tale fosse il richiamo che il cristianesimo fa all’uomo, sarebbe totalmente incomprensibile, inspiegabile – e infondo inutile – ciò che costituisce per l’appunto l’essenza della festa del Natale di Cristo, tutta la sua profondità, letizia e, direi, assoluta unicità. L’essenza di questa festa consiste nel fatto che il cielo si è avvicinato alla terra, e non per svalutare la terra, per strapparci da essa come se fosse qualcosa di inutile o addirittura di negativo e dannoso per sua essenza, ma per svelarci il senso autentico della terra e di ciò che è terreno, per illuminarlo – come canta un inno natalizio – con il “Sole di giustizia”, e comprenderne il significato attraverso la “luce della ragione”.

Parlando del senso cosmico del Natale, mi riferisco al fatto che il greco questo termine, kosmos, indica il mondo come unità integrale e come riflesso della bellezza suprema, del senso supremo, del bene supremo, un mondo non più inteso come caos, come disordinata interazione di forze materiali impersonali, ma come il dispiegarsi del disegno originario di Dio».

Il lungo brano tratto dagli scritti del teologo ortodosso Aleksandr Schmemann (1921-1983) ci aiuta a non ridurre il Natale a una questione di buoni sentimenti, ma a valutarlo e a viverlo in tutta la sua portata universale, sociale e cosmica. La liturgia del giorno di Natale ricorderà a tutti che Cristo è la «vera luce del mondo». Non è per caso che il centro della festa non siamo noi ma Cristo, «centro del cosmo e della storia» (Giovanni Paolo II, Redemptor hominis, n.1) che si è fatto uomo.

Aldino Cazzago ocd

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