Per l’Avvento – 2

«Anche per questa seconda riflessione sul tempo Avvento diamo nuovamente la parola al sacerdote e teologo ortodosso Aleksandr Schmemann. Nato in Estonia nel 1921, si formò teologicamente a Parigi presso l’Istituto San Sergio. Nel 1951 si trasferì negli Stati Uniti dove nel Seminario ortodosso San Vladimiro a New York insegnò storia della Chiesa e liturgia fino alla morte avvenuta nel 1983.

Ecco le sue parole: «La prima cosa che vuole donarci questo tempo di attesa e preparazione [al Natale], io credo sia proprio questo: guardate come siamo lontani! Nel frastuono e nel trambusto della quotidianità, nelle preoccupazioni di ogni giorno, nelle migliaia di parole, nel rumore degli avvenimenti noi perdiamo questa percezione. Ci sembra che questa vita rumorosa, fuggente, intenta unicamente all’esteriorità, sia l’unica vera vita da vivere. Ecco, la prima cosa che dobbiamo percepire è la distanza che ci separa dalla vita vera.

“Siamo venuti da lontano”, dicono i misteriosi personaggi giunti dall’Oriente per adorare il Bambino Gesù. Anche noi siamo invitati, chiamati a ritornare “da lontano”. Infatti, si è perduta, svanita chissà dove, questa vita vera che si percepisce con intensità nell’infanzia – una vita colma di purezza, bene, amore e felicità. L’abbiamo persa e intono a noi non vi sono che astio e stanchezza, invidia e indifferenza ….

In questa notte gelida, la nostra anima è stretta in una morsa di freddo. Ma l’“Avvento” ci dice: “Eppure la vita vera esiste; sopra di noi risplende la stella che ci chiama alla luce, all’amore, a rendere grazie. Ci chiama ad abbandonare la vanità, a rientrare in noi stessi, a vedere con gli occhi dello spirito quello che orami abbiamo quasi disimparato a vedere”.

È questo il primo e più profondo senso del periodo prenatalizio che stiamo vivendo. La sua domanda, il suo appello a ciascuno di noi suona così: “Ma tu, di che cosa vivi? In che cos’è riposto il tuo tesoro, la tua gioia? Sei sicuro che quello che ti occupa ogni minuto, ogni ora, tutti i mesi e gli anni della tua vita sia la cosa più importante, nobile e bella? Non ti accorgi di come sei lontano dalla promessa che ha illuminato un giorno la vita umana?”».

Anche se ogni tempo dell’anno è adatto per porsi le domande appena suggerite, tuttavia in questo che chiamiamo “Avvento” e attesa della nascita del Figlio di Dio esse risuonano con particolare intensità. Tocca ad ognuno di noi trovare il tempo e la volontà per far loro spazio.

Aldino Cazzago ocd

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