Per l’Avvento e il Natale – 4

«“Un piccolo fanciullo è il Sempiterno Dio!”, con questa esultante identificazione del Bambino nato nella grotta di Betlemme si conclude uno dei principali inni sacri composti nel VI secolo dal celebre innografo bizantino Romano il Melode. […].

Un bimbo è Dio, e Dio è un bimbo … Perché perfino le persone tiepide nelle questioni di fede, perfino i non credenti avvertono un sussulto di gioia contemplando in queste giornata natalizie una visione senza pari – una giovane Madre con un Bambino tra le braccia e, intorno a loro i Magi provenienti da Oriente, i pastori che vengono dai campi immersi nella notte, il bestiame, il cielo, le stelle? Perché siamo così certi, consapevoli che su questa terra desolata non esista niente di più bello e gioioso di questa visione che i secoli non sono valsi a cancellare dalla nostra memoria? […].

Nel racconto evangelico sulla nascita di Cristo la Madre non dice niente e, naturalmente, neppure il Bambino: le parole sembrano inutili, perché nessuna parola sarebbe in grado di spiegare, definire, trasmettere il senso di ciò che avvenne e si compì allora. […].

Il bambino non ha né potere, né forza, ma proprio nella sua impotenza si mostra sovrano, proprio nel suo essere debole e indifeso sta la sua forza unica. Il Bambino della lontana grotta di Betlemme non vuole che noi Lo temiamo, entra nei nostri cuori senza incuterci paura, senza sfoggiare la propria forza e potere, ma solo con amore. Come bambino si affida a noi, e come bambino, noi possiamo solo amarlo e affidarci a nostra volta a Lui.

Nel mondo dominano potere e forza, paura e schiavitù. Da essi ci libera Cristo, il Dio fatto Bambino che vuole da noi solo un amore libero e lieto, viole solo che gli doniamo il nostro cuore; e noi lo doniamo a questo Bambino indifeso, che si fida di noi fino in fondo».

Le parole del teologo ortodosso Aleksandr Schmemann sono un grande aiuto ad andare al cuore della festa del Natale: Dio ama l’uomo, va alla sua ricerca e per fare questo si è fatto bambino. Diversamente del suo vero senso non rimane nulla e la sua celebrazione si riduce ad un consumato rito ormai privo del suo originario contenuto. Le parole dell’evangelista Giovanni lo ricordano senza ambiguità: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».

Aldino Cazzago ocd

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