Solennità della Madonna del Carmelo

La nostra vita nella tua

Solennità della Madonna del Carmelo

16 luglio 2024

domani ricorre la Solennità della Madonna del Carmelo, festa cara a tutto l’Ordine ma anche alla storia del nostro Movimento, che in questo giorno ricorda l’anniversario del suo riconoscimento ecclesiale.

Quest’anno, poi, possiamo vivere questa festa con particolare preparazione e intimità.

Abbiamo infatti dedicato a Maria il cammino di Scuola di Cristianesimo, meditando “la storia del suo dono”, cioè di quell’inizio che per l’Immacolata fu “tutto e solo amore”, redenta in modo unico e anticipato da suo Figlio. Ma anche perché ci prepariamo a riprendere questo lavoro, per capire più da vicino “la storia della sua libertà”, cioè di come Maria abbia vissuto ogni giorno la sua vocazione concreta di donna, di sposa e, più di tutto, di Madre del Figlio di Dio.

D’altra parte, come ci ricorda P. Antonio, un carmelitano può e deve sentirsi intimamente descritto dal cuore di Maria, cioè da questo delicato e vivo intreccio di dono e libertà. Perché il carisma ci colloca «non solo là dove la creatura “lotta” con il suo Dio e Salvatore, ma là dove la creatura riconosce che Dio ha già vinto da sempre; non solo là dove la creatura “cede” a Dio, ma là dove si lascia “prevenire” e “generare”», e lo fa ogni giorno di più (Gli antichi carismi nella Chiesa, 78).

Uno sguardo mariano e carmelitano sulle nostre giornate, allora – sia quelle segnate dalla gioia che quelle oppresse dalla fatica, dall’incompiutezza e dal dolore – dovrebbe riportarci sempre agli “inizi”, cioè a quella bellezza originaria e redenta della nostra umanità. Per dirci in modo nuovo: “io sono davvero come Lui mi guarda, come Lui mi ha creato e salvato!”. Con questa luce dovremmo guardare alle persone e alle vite degli altri. E con questa speranza dovremmo guardare infine alle vicende del mondo di oggi, che pure ci appaiono particolarmente ferite, esposte come sono a venti di guerra, confusione morale e povertà.

Abbiamo quindi bisogno di pregare Maria come i primi carmelitani, che si rivolgevano a Lei con la “pretesa” di poterle parlare con la sincerità dei figli, la familiarità dei fratelli e la devozione dei discepoli: «O Madre Beata! / Abbiamo tanto atteso Te … / Prostràti davanti a Te, / o unica Madre tutta santa della famiglia carmelitana, / noi tutti, che abitiamo questa santa montagna, / dissetiamo i nostri cuori alle tue sorgenti. / Noi con lealtà ci consideriamo / diretti dalla tua mano, / aiutati dal tuo soccorso, / illuminati dalla tua luce. / Trasforma noi in te e la nostra vita nella tua. / Resta tra noi, Signora Nostra. / O Maria! Noi cerchiamo un rifugio nel tuo seno: / bisogna che la Madre dimori con i figli, / la Maestra con i suoi discepoli, / l’Abadessa con i suoi monaci» (A. Bostio, Speculum Historiale, cit. in Daniele della Vergine Maria, Speculum Carmelitanum, 1680).

“Trasforma noi in te e la nostra vita nella tua!”: ecco dunque la nostra preghiera… abbiamo bisogno di stare con Maria, per “essere Maria”!

E non dovrà sembrarci una preghiera impossibile, se Gesù stesso ha detto «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,21). Né solo una preghiera da recitare, se stiamo davvero capendo che «Maria è un’esperienza, non una devozione. Maria è uno sguardo, non una tradizione. Maria è un cuore che batte, ascolta e sente, non un valore”. Maria è quel volto semplice, trasparente, concreto, che ci ricorda che è tutto vero: e cioè che per me, ora, il Volto di Dio è veramente umano. Ed è veramente in mezzo a noi» (SdC, L’inizio è amore, 3).

Chiediamo allora a questa Madre, così dolce e attenta, di educarci a una vera coscienza del Dono che vive in noi, a cominciare dal Battesimo. E chiediamole un cuore davvero innamorato, di Dio e della vita, come è stato ed è oggi il suo.

Un cuore capace di vivere la nostra vocazione, nel suo compimento o nella sua ferita, ma sempre come una questione d’amore tra noi e Cristo.

Un cuore capace di donarsi con profondità in tutte le relazioni, familiari e lavorative, amicali ed ecclesiali, ricordando quale sia la “sostanza divina” che le attraversa e le salva.

Un cuore capace di testimoniare con semplicità e coraggio la verità di Gesù, ovunque e davanti a chiunque, con la parola o con il silenzio, in ogni ambiente che si possa e si debba abitare.

Un cuore capace di carità e di missione, per sentire come nostro il destino di ogni uomo (immagine e somiglianza del Figlio), ma soprattutto di quei fratelli la cui dignità è calpestata, offesa o venduta: perché «una dignità infinita, inalienabilmente fondata nel suo stesso essere, spetta a ciascuna persona umana, al di là di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi» (Dignitas Infinita 1).

In una parola, chiediamo a Maria di imparare ancora ad amare Gesù, ogni giorno di più.

Per saper donare questo amore al mondo, alla Chiesa e alla storia del nostro Movimento, che il Signore non smette di affidarci con la sua Gelosia.

Affinché ciascuno sia “pietra” viva, piccola ma amata, della Casa che Lui edifica.

P. Fabio Silvestri ocd

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